Riconoscimenti

                   Da donna a Donna

E per ultimo ci teniamo a ringraziare Amos Loffreda, il pittore chioggiotto nostro coetaneo che ha voluto

omaggiare questa serata con le sue opere che appartengono alla sua ultima collezione dedicata appunto

alle donne e al fascino femminile . Un’opera , in particolare è stata da lui dedicata al nostro libro e si intitola

“Da donna a donna”. Le tele sono con tecnica mista ad olio e materico, infatti con l’ausilio di stoffe, resine

l’autore, come si può notare, ha saputo dipingere uno splendido classico figurativo rendendo il tutto attuale,

moderno ed originale . Queste opere per noi assumono un significato ancor più importante in quanto fino a

pochi giorni fa erano esposte nella casa di Milano della grande poetessa Alda Merini . Amos Loffreda è un

pittore che si è formato grazie agli insegnamenti di docenti dell’Accademia delle belle arti di Venezia ed

espone in tutta Italia. Ha vinto numerosi premi classificandosi ai primi posti . In una nota critica fatta all’

autore si legge:” Che cos’è l’arte se non il ritmo, il gesto, il colore che fanno vibrare le corde dell’anima?

Questi sono i valori di cui godere davanti alle opere di Amos Loffreda, poeta del colore”

E noi da poetesse lo ringraziamo veramente di cuore sperando di poter collaborare ancora nel tempo e vi

invitiamo a soffermarvi ad ammirare le tele. chioggia 2019

                           Amos Loffreda

Quando si sente ripetere, nel campo dell'arte contemporanea, la frase "la gente si è stancata, vuole qualcosa di nuovo", si è soliti pensare all'erede di un Pollock invece, da un po’ di tempo, diversi addetti ai lavori con la parola "novità" intendono un ritorno all’arte figurativa, ossia una riscoperta dell’arte come abilità di riprodurre la realtà, con tutte le interpretazioni che poi possono seguire. La disputa fra l’arte astratta e quella figurativa non è nuova, va avanti all'incirca da quando è stata inventata la fotografia. Il genere del ritratto si è diffuso e ha acquisito enorme importanza durante il Rinascimento e ha caratterizzato gran parte della storia dell’arte. Per quale motivo? Perchè non solo l'Umanesimo vedeva nell'essere umano il centro del mondo, ma soprattutto, qualunque sia l’epoca, la voglia di ritrarre o di farsi ritrarre è sempre stata motivata da quel desiderio di sfuggire all’ineluttabile scorrere del tempo. Gli stessi Romani erano mossi da quella bramosia di lasciare una traccia di sé (basti ricordare gli splendidi ritratti del Fayyum) e anche dalla vanità che ci ha condotto a quella che ormai osiamo definire l’epoca della "selfie-mania". 

Con Amos Loffreda siamo davanti ad una sincera ricerca artistica frutto di anni di sperimentazioni tecniche e di tentativi: il pittore rimane legato alla figura reale e, in particolare, vuole raccontare l'essere umano. Gli interessa lo studio del volto mai slegato da quello del vuoto attorno alla figura.

Lo spazio vuoto, infatti, è un serbatoio d'infinite possibilità, è pulito, da importanza al soggetto. Questa sensibilità, in opposizione alla tendenza occidentale dell' horror vacui, è nata dallo studio della pittura giapponese. Il vuoto come siamo abituati a pensarlo noi confluisce nel nichilismo, mentre in Oriente è la condizione di possibilità di tutti gli eventi, di tutte le cose. Il vuoto in questo senso è il massimamente pieno perchè quando c’è il vuoto può succedere di tutto. Amos Loffreda, quindi, non va alla ricerca dell'effetto ma soprattutto dell'armonia delle parti, della composizione. Nel suo lavoro mentale procede per determinate fasi: in primo luogo egli realizza un bozzetto per studiare la composizione oltre ad analizzare il soggetto che dev'essere dinamico nella sua staticità; a questo si aggiunge l'atmosfera, il dialogo tra il pieno e il vuoto, fino a passare alla tela. Non va dimenticato il lavoro di "conquista dello sfondo" che il pittore compie su ogni dipinto: la base viene creata da strati di colore, da collage, arricchita con stoffe, garze e resine. Loffreda scruta la figura per realizzare il fascino del volto femminile con colori ad olio, la tecnica pittorica che predilige in quanto gli offre il migliore risultato per le velature dell'incarnato. Oltre a questo studio si aggiunge l'amore per la storia dell'arte, dato fondamentale, obbligatoria, per chiunque voglia intraprendere la via dell'arte. Dai ritratti del primo Quattrocento, penso ai preziosi risultati di Pisanello, egli assimila la coscienza del valore dell’individuo, per passare poi alla tradizione veneta di Tiziano e Tintoretto in cui le figure emergono da uno sfondo scuro tendendo a una resa sempre più viva e movimentata del ritratto. Per arrivare poi a Gauguin, alle donne con turbanti (e conturbanti) e al fascino ottocentesco delle donne esotiche di Delacroix. La cura per il dettaglio, l'attenzione alla resa decorativa, ricordano i risultati di Vittorio Corcos, uno dei ritrattisti più amati dell'Ottocento, maestro di sguardi profondi, talvolta sfrontati, sognanti, severi o lascivi, come nel ritratto di Paolina Bondi. Amos Loffreda è originario di Chioggia, dove tuttora vive e lavora, si è formato grazie agli insegnamenti di docenti dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1995 la vita ha voluto condurlo in una strada inaspettata e, quasi per sfida, ha iniziato la via dell'arte. Numerosi sono i riconoscimenti ottenuti nelle diverse esposizioni cui ha partecipato. 

Nell'esposizione thienese troviamo infine un omaggio a Chioggia e, in particolare, una meditazione sulla figura della piccola Prisca, prematuramente scomparsa, alla quale lo scultore Amleto Sartori ha dedicato l'opera lapidea che si può ancora oggi ammirare nel Portale a Prisca, l'accesso principale alla pescheria cittadina. Il dipinto di Loffreda è pregno di valenze simboliche a partire dal cardellino, allegoria dell'anima che vola in cielo, o la collana i cui ciondoli stanno ad indicare momenti culturali ed affettivi che la bambina avrebbe potuto sperimentare. Accanto alle tele di volti di donna e di bambina, stanno gli studi e i "capricci" che il pittore compie per approfondire la conoscenza della cultura giapponese, il dialogo fra materiali differenti come il legno e l'oro, l'anatomia degli animali.

 

Che cos'è l'arte se non ritmo, gesto, colore che fanno vibrare le corde dell'anima? Questi sono i valori di cui poter godere davanti alle opere oggi esposte a Thiene. Parafrasando Matisse, possiamo concludere affermando che questi due artisti, Carletto e Loffreda, poeti del colore, possiedono e offrono all'osservatore una luce che trasforma gli oggetti per farne un mondo nuovo, sensibile, un mondo vivo che è in sé segno infallibile dell’anima spirituale di ogni creazione artistica.

Ora tocca all'osservatore decidere di dedicarsi del tempo per dialogare con queste opere.

 

Francesca Rizzo 2018

Amos Loffreda

   C'è un ritmo interno  che attrae all'istante, una vibrazione continua che espande la luce, travolge il colore, libera le geometrie rendendole morbide, quasi elastiche, capaci di non cristallizzare il moto interno del quadro. Un battito sottile freme nei dipinti dedicati agli elementi naturali, scivola  vitale nel dragone “astratto” o si libera nell’aria come nel nodoso ramo di pesco. La pittura di Amos Loffreda si definisce nell'immediato,  proponendo una situazione ed il suo continuo  divenire. Può essere una suggestione nata a contatto con la  natura oppure una estesa planimetria che riprende la stratificazione geologica.  E' comunque un evento unico che muta aspetto, un continuum il cui ritmo interno trasfigura la struttura di fondo. Lo stile di questo sensibile pittore offre quindi  una corrente vitale fatta di energia, ondulata, sinuosa, sensuale, che evoca il senso di una realtà dinamica, quella fenomenica che nasce dalla visione  del vero e  quella interiore che investe il colore di un contenuto emotivo. Poi d’incanto  la gestualità si placa. Si apre uno spazio più riflessivo, meditato su un disegno ben strutturato che riporta in superficie la passione di Amos per le culture orientali. Bidimensionalità, campiture a cloisonnè, arabeschi di ascendenza decò. Un percorso culturale di grande suggestione,  l’emozione nata dalla visione delle stampe  giapponesi, talvolta ispirate al personaggio di  Miyamoto Misashi, il militare e scrittore  vissuto nel XVII secolo o  viste con le prospettive lineari di Hokusai.  Amos Loffreda percorre le due forme di esperessione, l’una gestuale e l’altra figurativa, con la stessa intensità perché rafforzano insieme l’esperienza creativa. Tra pulsione psichica e rigore, tra materia e segno,  l’occhio dell'osservatore coglie nell’arte di Amos le pagine di un  diario  “pittorico”  sempre nuovo.

Aprile 2013                                                                                       Gabriella Niero

Amos Loffreda 

...nasce a Chioggia nel 1962 ,

città dove lavora ed ha uno studio d 'arte . Il suo

bagaglio artistico si è accresciuto grazie agli

insegnamenti di docenti dell ' accademia delle

belle arti di Venezia . Ha esposto in numerose

collettive ed allestito diverse mostre personali ,

partecipato con soddisfazione a numerosi

concorsi di pittura nazionale. Questi ultimi anni,

oltre allo studio della figura umana , ha

approfondito la cultura e la pittura giapponese .

Adesso sta rappresentando il fascino femminile

con lʼ ausilio di colori ad olio , stoffe e resine

per dipingere in uno splendido classico

figurativo , che grazie alʼ uso di materiali

rendono le opere attuali ,moderne e originali .

1° premio

alla "4° Rassegna di pittura " di Rovigo ,il 17/maggio / 2009 , nella

sezione extempore con l' opera

" Piazza Garibaldi " 80x90cm-

1° premio

al concorso nazionale di pittura " Fra Granzotto "

presso Marghera dicembre 2008 .

1° premio

"1 ° Estemporanea villa Filippo Farsetti"9 maggio 2011

-2°premio

al concorso di pittura presso Anguillara veneta

-2° premio

con il quadro" Notturno Veneziano" al 11° concorso di Pittura a

Mestre 2006

-3° premio

Concorso Nazionale di Pittura " Via Ruzzina - 2007 "ADRIA

-3° premio

al concorso presso Bassano del Grappa con l' opera

" Pellestrina " 40x50cm

-3°premio

alla 3° edizione concorso di pittura " La festa nell parco ".Giugno

2010

-4°premio

con opera da studio

alla " 5° rassegna di pittura " Rovigo maggio 2011

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